La crisi della democrazia e la nostalgia del fascismo

mussolini
Noto sui social networks diversi post che inneggiano al disciolto partito fascista e al suo rappresentante Benito Mussolini.
Ciò succede perché ogni volta che la democrazia non riesce a garantire una corretta regolazione della società e una proficua crescita dell’economia, quando il caos prende il sopravvento, il fascismo torna ad affascinare specie nelle società, come quella italiana, con una ancora insufficiente emancipazione civica. Il bisogno, la paura e il desiderio di ordine sono del resto gli ingredienti base di ogni dittatura. Ora, se è vero che la differenza sostanziale tra un regime dittatoriale e un regime democratico (1) sta nel fatto che, nel primo caso, dopo essersi costituite, le elites si ‘impongono’ alle masse, mentre nel secondo le elites si ‘propongono’ alle masse, risulta logico che per risanare la democrazia italiana (e quella europea, entrambe in crisi) le elites che si propongono alle masse devono essere le migliori possibili in termini di capacità. Capaci non tanto e non solo di interpretare il malcontento generale, quanto, di trovare a quest’ultimo soluzioni sostenibili, plausibili e durature. Questo non può accadere se la politica non tornerà a essere scienza più che grossolana astuzia. Essendo che la giustizia sociale ”…non è cosa che possa attuarsi tutta in una volta, così come non è cosa che s’instauri una volta per sempre…”(2) ne consegue che la sfida principale della Terza Repubblica italiana si misurerà proprio nella capacità dei Suoi legislatori politici di promuovere quanto più possibile una maggiore giustizia sociale, per far sì che la democrazia si adatti ai cambiamenti sopraggiunti e torni a essere utile al benessere collettivo. 
– Francesco Lo Giudice –

(1) = Augusto Del Noce, Il suicidio della rivoluzione. 
(2) = Guido Calogero, Le regole della democrazia e le ragioni del socialismo

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