La forza dell’Europa unita

Aieta1

Ho finito da poco di seguire la quinta edizione della Summer School ‘’Giornate d’Europa’’ ad Aieta, borgo tra i più belli d’Italia, incastonato nelle montagne che si affacciano sul mar tirreno cosentino. Una settimana di lezioni e confronti che hanno avuto come tema: <<Europa nonostante, Europa comunque>>; nonostante la crisi, nonostante lo scetticismo, le sofferenze, nonostante tutto. Abbiamo parlato dell’Unione Europea, del suo passato e del suo presente, e abbiamo immaginato il suo futuro, da più punti di vista. Argomenti centrali delle lezioni sono state l’integrazione e la coesione interne. Del resto, non si può oggi parlare di Unione Europea senza affrontare il tema dell’integrazione e, soprattutto, il tema della coesione. Penso di aver capito davvero cosa volesse dire il termine coesione quando ho letto un bellissimo aforisma, di cui non conosco l’autore, che recita più o meno così: ‘’La forza di una catena è pari alla forza del suo anello più debole’’. Un pensiero profondo che svela almeno due verità. La prima è che, quando si fa parte di un unico sistema (in questo caso la catena), ogni elemento è connesso e concatenato con gli altri elementi in un tutto organico e funzionalmente unitario e che, pertanto, la condizione di un elemento ha ripercussioni sulla condizione dell’altro, e viceversa, legando tutte le parti a un destino comune. Ammettendo questa stretta relazione di interdipendenza o di rapporto di causa ed effetto tra le parti di uno stesso sistema, la seconda grande verità che mette in luce questo aforisma è che la forza  di un sistema è misurabile non tanto in riferimento alla sua parte più forte, che è la meno vulnerabile, quanto alla sua parte più debole, che è appunto quella più vulnerabile. Assumendo anche questo secondo ragionamento come veritiero e guardando all’Unione Europea come a un sistema, ne risulta che la forza dell’UE non è pari alla forza della Germania, paese oggi più forte, quanto alla forza della Grecia, paese oggi più debole e posizionato in un baratro finanziario. Far equivalere la forza dell’Europa unita alla forza della Grecia di oggi significa dunque riconoscere che l’UE è molto debole e che, se si vuole rilanciarla, bisogna necessariamente ripartire dal rafforzare l’anello più debole, ossia la Grecia. Le politiche di coesione assumono in questo senso il compito di ridurre quanto più possibile la differenza, potremmo chiamarla funzionale perché tende a livellare le funzioni non le identità, tra gli elementi di uno stesso sistema o organismo e implica il fare in modo che la distanza tra il più forte e il meno forte sia quanto minore possibile. L’UE è chiamata dunque a ripartire dalla Grecia, anzi, dall’Italia meridionale la quale, secondo gli ultimi Rapporti della Svimez e del Censis, risulta essere oggi più povera della Grecia. Bisogna ripartire dunque dall’Italia meridionale, in generale dall’Europa del sud, con investimenti infrastrutturali precisi volti a rilanciarne economia e società, anche in considerazione della nuova centralità geopolitica del Mediterraneo e delle potenzialità sempre maggiori di questa parte del continente. In definitiva, se la forza dell’Italia e dell’Europa dipendono dal nostro livello di progresso, investire su di noi è la più efficace strategia di sviluppo. Ma per fare questo ci vuole coraggio politico, una nuova classe politica e dirigente diversa da quella che ha creato la questione meridionale europea e ne sta determinando la crisi e la sfiducia.

Francesco Lo Giudice 

 

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