Le crisi trasformano le tensioni sociali in conflitti

Vedi, tutto il male è che i nostri ministri, italiani, inglesi, francesi, sono tutti vecchi, col piede nella fossa. E i vecchi odiano i giovani, perché i giovani li spingono nella fossa.Allora han pensato di non far finire la guerra, per fare scemare i giovani.

Questa di Bacchelli (1891 – 1985) scrittore e saggista italiano, è indubbiamente una frase provocatoria. E come tutte le frasi provocatorie è posta in termini alquanto esasperati. Tuttavia può essere utile ad affrontare un ragionamento sul ‘conflitto intergenerazionale’. La mia impressione è che, in periodi di crisi sociale ed economica, come quella che l’Europa sta attraversando ormai da qualche anno a questa parte, le tensioni sociali, tutte, in ogni settore, si tramutino facilmente in conflitti: tra autoctoni e stranieri, tra uomini e donne, tra ricchi e poveri, tra individui e poteri costituiti e anche, per l’appunto, tra giovani e vecchi. E questo accade in tutti i campi della società: da quello culturale, a quello politico, a quello economico, e così via; perchè il malessere generato dalla crisi incoraggia chi versa in condizioni di subalternità di potere (nella nostra società i giovani, le donne, i poveri) e ne giustifica un ruolo più attivo e propositivo. Dall’altra parte, è comprensibile che chi abbia raggiunto a fatica posizioni di potere e responsabilità non voglia, di colpo, sentirsi escluso e continui a rivendicare un meritato protagonismo. Personalmente credo che, consapevoli che il malessere acuisca le tensioni ed ingeneri conflitti, si debba intanto agire per rasserenare il confronto, poi trovare, possibilmente, una mediazione. Qualora questa non dovesse risolvere il conflitto, si debba accogliere, senza paura, il cambiamento, a patto che quest’ultimo sia capace di rappresentare la soluzione più adatta alla circostanza.

Bisignano, 13 marzo 2012
Francesco Lo Giudice 

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