Le elezioni europee del 25 maggio. Una contesa tra rabbia e speranza

 

FLG
Frantumazione del sistema politico nazionale dovuta allo scioglimento dei grandi partiti di massa del XX secolo, evoluzione degli scenari internazionali con crescita vertiginosa di nuove super potenze economiche e unione monetaria europea non guidata correttamente da politiche fiscali comunitarie volte a proteggere le economie più deboli come quelle mediterranee, hanno praticamente impoverito il ceto medio italiano, comportato una forte recessione economica e spinto un’intera generazione (quella dei venti – trentenni di oggi) in un vicolo cieco e senza prospettive certe di realizzazione.
In questa situazione, movimenti antipolitici (come il Movimento 5 stelle) e forze populiste e conservatrici (come Forza Italia) minacciano l’affermarsi di una nuova forza politica in grado di rilanciare il progresso economico e sociale del nostro Paese, quella socialdemocratica europea. A farne le spese potrebbe esserne proprio l’Unione Europea, le cui elezioni rischiano di diventare una valvola di sfogo, piuttosto che un’occasione per ricominciare a costruire l’integrazione politica e sociale tra i popoli che la compongono.
E’ senza dubbio vero che la classe politica nazionale ha le Sue responsabilità, per le tendenze oligarchiche da cui non ha saputo sottrarsi mentre il Paese si impoveriva e la gente soffriva. Ma anche noi cittadini abbiamo le nostre responsabilità, in quanto negli ultimi anni abbiamo smesso di partecipare e di interessarci con spirito critico a quanto stava avvenendo. E’ senz’altro vero che quanto a destra come a sinistra ci sono stati comportamenti riprovevoli da parte dei rappresentanti, che in quanto tale dovrebbero dare anche esempio di virtù. Ma negli ultimi venti anni sono stati il berlusconismo e il leghismo a governare l’Italia, illudendo e poi deludendo la gran parte degli italiani.
E’ anche vero che l’introduzione dell’euro ha peggiorato il potere d’acquisto degli italiani e costretto i Paesi europei del Sud a tagliare la loro spesa pubblica (sanità, istruzione, trasporti, ecc.) per risanare i propri bilanci indebitati, dando vita così a una vera e propria questione meridionale europea. Ma è anche vero che se ciò non fosse avvenuto, il nostro Paese avrebbe continuato a far festa su una nave che affondava. E’ stata un’operazione dolorosa e pesante, ma necessaria a gettare le basi per un futuro migliore.
Sono state le politiche di austerità successive all’unificazione monetaria a essere esagerate e controproducenti. Non l’ingresso nell’Euro. La risposta quindi non può essere uscire dall’Europa, ma dare un governo unico all’Unione Europea e creare gli Stati Uniti d’Europa.
In questo contesto, tuttavia, è facile sviluppare sentimenti di odio nei confronti dei governanti, è facile farsi assalire dalla rabbia e dal desiderio di vendetta nei confronti di chi poteva in qualche modo evitare molta sofferenza e non l’ha fatto. E quindi è facile farsi coinvolgere da forze politiche che urlano contro il sistema e puntano il dito contro i presunti responsabili, per metterli alla gogna e decapitarli in piazza.
Ma il voto è lo strumento principale di sovranità, che non deve servire a distruggere ma a costruire.
Le prossime elezioni europee del 25 maggio saranno, è vero come dice Renzi, una contesa tra la rabbia e la speranza.
E allora dovremmo entrare nella cabina tenendo a mente che la rabbia passa, e con essa anche il tempo per costruire un’alternativa valida di progresso per tutti. Quante volte, infatti, anche nella vita di ciascuno, in preda alla rabbia dopo una delusione commettiamo errori che peggiorano anziché migliorare la nostra condizione?
Tra la rabbia e la speranza, scegliamo dunque la speranza! Scegliamo di dare consenso non a chi rappresenta, anche bene, il nostro disagio, ma a chi ci offre la soluzione migliore per uscire da questo stato di sofferenza! Perché non basta saper rappresentare il disagio; occorre progettare scelte giuste ed efficaci.
Votiamo per chi può concretamente rappresentare un’alternativa valida al problema; a chi, come il Partito Democratico, non incita – come si suol dire – a bruciare la casa per uccidere il topo, ma promette di impegnarsi per togliere il topo e salvare la casa. Quella stessa casa che con sacrifici e impegno siamo riusciti a costruire.
Dimostriamoci più maturi di quello che noi stessi crediamo di essere. Soffriremo ancora ma ci salveremo e cominceremo una nuova storia. 
A queste elezioni dunque facciamo vincere la speranza, e non la rabbia, perché la rabbia passa, e con essa anche il tempo per costruire il futuro che vogliamo.
pdpse

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