La Biblioteca di S.Sofia d’Epiro

Solo l’uomo colto è libero, diceva Epitteto. E che cos’è la libertà, mi chiedo, se non la possibilità di poter disporre a piacimento della propria esistenza, sapere di poter imboccare, tra un’infinità di strade, quella che ci conduce verso la felicità e la realizzazione di noi stessi? E che cos’è la cultura se non (come diceva Gramsci) ‘…organizzazione, disciplina del proprio io interiore, presa di possesso della propria personalità e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri?..’ Bene, se dunque la cultura rende liberi – perché permette la consapevolezza di se stessi e della realtà in cui si vive, ed è per questo funzionale al proprio benessere e a quello degli altri – ogni comunità che voglia migliorare ha il dovere improcrastinabile di investire nella valorizzazione della cultura (e quindi nella effettiva libertà) dei propri cittadini. Non è un caso che la Svezia sia uno dei Paesi più evoluti e civili al mondo, la cui organizzazione sociale viene presa ad esempio dagli altri Stati, Italia compresa. Ricordo, infatti, di aver letto che già a fine ‘800 tutti i suoi abitanti sapevano leggere, perfino i contadini, per via della religione che imponeva la conoscenza individuale dei testi sacri. Investire in cultura è dunque una delle più sagge ed efficaci politiche pubbliche che si possano attuare, specie nel nostro Sud Italia, dove i tassi di scolarizzazione sono stati sempre bassi. E’ quello che ha fatto il Comune di S. Sofia d’Epiro, cittadina dell’entroterra cosentino di  circa 3 mila abitanti, con la sua biblioteca comunale. Ho conosciuto di recente il responsabile della biblioteca, Franco Miracco, persona squisita, che mi ha invitato a visitarla. Ne sono rimasto colpito ed entusiasta. Ho scoperto con piacere che essa, (istituita il 24 marzo 1981 e fortemente voluta dall’allora sindaco Gennaro Nicoletti) è ubicata in una struttura moderna e graziosa, ex sede dell’asilo statale, ora completamente ristrutturata, ammodernata e circondata da un ampio e curato giardino. E’ un piacere aver appreso che la biblioteca di questa modesta cittadina calabrese contenga circa diecimila volumi, suddivisi in sezioni, tra le quali quella dedicata all’albanistica, (essendo Santa Sofia un comune arbereshe) contenente testi rari, periodici, tesi di laurea di lingua arbereshe sulle comunità albanofone, sui riti e sulle tradizioni.

Tantissimo, dunque, sulla storia e la cultura degli ‘albanesi di Calabria’. Un’altra sezione è dedicata alla storia di tutti i paesi calabresi con numerosi e pregiati volumi del ‘500 e del ‘600. Prezioso inoltre è il materiale raccolto sull’opera di Pasquale Baffi, famoso grecista del ‘700, e sui suoi carteggi. Presente anche una enorme sezione dedicata al fumetto, con oltre quattromila esemplari donati dall’Associazione giapponese “Tashunka Uitko”. Da poco tempo, infine, la biblioteca è anche sede dello sportello linguistico decentrato del Comune di Santa Sofia D’Epiro. E poi: sale di lettura, auditorium per convegni, punto internet, catalogo informatizzato e in rete con importanti università nazionali (ad iniziare da quella di Calabria) e, per la sua specificità arbereshe, anche con l’ateneo albanese di Tirana, quelli tedeschi di Costanza e Mannheim,  quello kossovaro di Pristina. Ne sono uscito contento, convinto come sono, che laddove si è protesi a custodire e promuovere la cultura, lì vi è progresso, e che sia giusto ricominciare ad enfatizzare le realtà positive, che funzionano pur tra mille difficoltà, se non altro per ricordare a me stesso e a chi mi legge, che in Calabria e nel Mezzogiorno, non tutto è marcio, non tutto è negativo, come forse ci siamo abituati ingiustamente a credere. E’ solo che una biblioteca che crolla fa più rumore di cento biblioteche che funzionano, così come fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce. Sarà certamente doveroso far in modo che le biblioteche non crollino, ma è altrettanto necessario incoraggiare quelle che funzionano. Altrimenti continueremo a rendere vani i nostri sforzi, a maledire l’oscurità, piuttosto che ad accendere piccole fiammelle.

 

Agosto 25 agosto 2010
di Francesco Lo Giudice

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Un commento

  • M.Giovanna Ferraro

    Orgogliosa di essere figlia di una terra meravigliosa,ricca di arte e tradizioni.Grazie a chi si prodiga per promuovere ogni tesoro di questi luoghi.

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