La postfazione alla favola ”Il segreto di Rosa” di Maria Adelaide Paldino.

Sono felice di aver letto questa favola di Mariuccia Paldino e di aver avuto l’onore di scriverne la riflessione conclusiva che di seguito riporto. Sono sicuro che ”Il segreto di Rosa” avrà il successo che merita.   

favolaMariuccia

POSTFAZIONE di Francesco Lo Giudice  
Le favole hanno una straordinaria capacità di spiegare la vita. Avvalendosi della fantasia ne mettono in evidenza, come in una caricatura, i tratti caratteristici ed essenziali. La loro utilità si rivela pertanto preziosa non solo ai bambini, che ne sono i destinatari principali, ma agli individui di ogni età. Ed è forse per questa ragione che, una volta cresciuti, se ne rivaluta non di rado l’importanza.  ‘’Il segreto di Rosa’’ si propone come favola avvincente perché induce a riflettere su diversi notevoli aspetti. Innanzitutto la difficoltà dell’esistenza, che ci vede impegnati nell’incessante e faticosa ricerca della nostra felicità e nella mediazione di quest’ultima con la felicità altrui. Un impegno articolato e sovente rivolto alle persone a noi vicine, verso le quali ci sentiamo responsabili e dalle quali non ci aspettiamo e non vorremmo mai ricevere del male. In questo senso, l’essere buoni si rivela un’attitudine densa di rischio in quanto, se da una parte ci permette di creare rapporti positivi con gli altri, dall’altra, tramutandosi spesso inconsapevolmente in ingenuità, ci rende vulnerabili e ci espone a numerosi pericoli, come successo alla protagonista Laila.  Il riconoscimento delle virtù e delle qualità altrui, del resto, non sempre si traduce in sentimenti di emulazione, ossia in tendenza ad imparare per fare altrettanto o meglio, ma di frequente si traduce in sentimenti di invidia, ossia in tendenza a distruggere i meriti altrui, come nel caso di Ludmilla contro la sorella.  Ne derivano due modi antitetici di rapportarsi con gli altri e di conseguenza, due modi di esercitare il potere di cui ognuno dispone: l’uno che tende a considerare gli altri come potenziali nemici e dunque tende a soggiogarli, privandoli della loro identità e dignità (esercitato nella favola con la pozione magica della dimenticanza e l’uso del ricatto) l’altro che tende a considerare gli altri come potenziali amici e che agisce per restituire loro libertà e coraggio (esercitato nella favola con la pozione della memoria e l’uso della verità). Il primo fondato sulla paura, il secondo sull’amore. In tale contesa, anche se la paura può inizialmente prendere il sopravvento, l’amore, alla fine, trionfa sempre! Una morale che ci piacerebbe non dimenticare mai. 

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