Questo nostro tempo ha bisogno di statisti più che di politici. Il mio intervento a Rende

Quello che riporto di seguito è il testo dell’intervento che ho tenuto al Convegno RENDE CITTA’ DEL BUON GOVERNO
del 21.05.2014 presso l’hotel San Francesco.

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Saluti e ringraziamenti ai colleghi relatori, all’amico Fabio Liparoti candidato a questa tornata elettorale, all’on. Sandro Principe, al Sindaco di Cetraro Aieta, a Giuseppe Alonge, a Tersa Aloi, agli altri amici relatori e nel pubblico.

Io sono felice di essere qui a parlare di una Città che mi sta a cuore perché vivo l’area urbana di Cosenza-Rende da circa 20 anni, per essermi diplomato, laureato e poi addottorato qui all’Università della Calabria dove tuttora lavoro.

E sono onorato di farlo insieme a Voi amici di Rende, in particolare insieme all’On. Sandro Principe, nostro capogruppo in consiglio regionale ed esponente di rilievo del progressismo calabrese.
Lasciatemi partire da una breve considerazione storica:
Il Sud dell’Italia è stato sempre considerato da noi italiani un territorio marginale, in tutti i sensi. Per tanti, troppi anni, lo sviluppo del nostro Paese è stato dualistico, cioè ha avvantaggiato le regioni del nord e reso dipendenti e assistite quelle del sud.
Esso è stato considerato una sorta di colonia interna da cui attingere forza lavoro, intellettuale e operaia (centinaia di migliaia di immigrati meridionali che studiano e lavorano nel centro nord, o lì si vanno a curare) e un enorme bacino di consumatori della merce prodotta nel resto del Paese.

Ciò, unitamente alle nostre responsabilità, ha comportato i problemi che tutti conosciamo.
In questo contesto di degrado, scarsa produttività, desertificazione industriale, altissimi tassi di disoccupazione e presenza di numerosi gruppi criminali e mafiosi, che da sempre caratterizzano le nostre zone, alcune aree del Sud sono comunque riuscite a raggiungere un certo grado di progresso civile ed economico grazie alla convergenza di impegno collettivo dei cittadini, dei partiti politici e delle pubbliche amministrazioni.
Ma soprattutto grazie a quelli che Io definisco degli ‘’statisti locali’’. Come i Principe, padre e figlio, che hanno governato Rende negli ultimi decenni o il Mancini di Cosenza, il Belluscio di Altomonte, il Lo Giudice di Bisignano, e altri. Persone cioè che hanno saputo garantire, da amministratori, un certo progresso alle proprie comunità.

Ho visto infat iquesta Città crescere e progredire sempre più a livello culturale, economico e sociale, ho sempre guardata a essa come la città calabrese esempio del buon governo progressista, una delle più belle e progredite città del sud.
Voi forse ritenete esagerate queste mie parole, ma chi sta dentro una realtà è più attirato dalle cose che mancano, piuttosto che da quelle che ha. Allora Io da esterno cercherò, in questa occasione, di ricordarVi cosa avete in questa Città:
– Avete uno sviluppo urbano moderno e con molto verde intorno.
– Un’università, quella della Calabria, che nel giro di 40 anni si è affermata come una delle più grandi e delle migliori università italiane;
– Avete parchi fluviali belli e funzionanti (e altrove non ne ho visto)
– Un’area industriale funzionante con tante aziende
– Un centro storico valorizzato.
– Avete parchi pubblici curati
– Molti luoghi di cultura: teatri, musei, biblioteche.
Oggi però ci troviamo all’interno di una grave recessione economica e sociale, dovuta a una serie di cause interne ed esterne al nostro Paese.
Uno degli effetti più nesfati di questa crisi, oltre all’impoverimento delle persone, alla chiusura di molte aziende e attività produttive e all’aumento dell’imposizione fiscale e alla perdita del potere di acquisto delle famiglie, è che c’è un’intera generazione (quella sotto i 40 anni) che non ha prospettive certe di realizzazione professionale e umana e che vive in condizioni di una estenuante precarietà.
Per queste ragioni, il nostro Paese, le nostre Città, questo nostro tempo Io credo non abbia tanto bisogno di nuovi politici, ma di nuovi statisti!
Cosa intendo dire ?
La differenza tra l’essere un politico e l’essere uno statista è contenuta nelle parole del politico inglese Clarke, divenute celebri perché riprese successivamente dal Presidente Alcide De Gasperi.
<<…Il politico è colui che pensa alle prossime elezioni, lo statista alla prossima generazione; il politico è colui che pensa al bene del suo partito, lo statista al bene del suo Paese.>>
Ecco cosa significa essere statisti. Significa avere la capacità di andare OLTRE gli steccati dei propri interessi; significa saper sottrarsi con coraggio alle tentazioni di soddisfare solo e soltanto interessi particolari o di gruppo e vuol dire pensare invece a garantire, nel contempo, impegno per la formulazione e la realizzazione di progetti per lo sviluppo e il progresso civile ed economico di tutta la collettività.
Questo nostro tempo ha dunque bisogno di nuovi statisti più che di nuovi politici nella misura in cui ciò significa preoccuparsi di soddisfare esigenze universali prima e piuttosto di quelle particolari.
Significa creare infrastrutture viarie nuove, piuttosto che preoccuparsi di chiudere la buca davanti la casa di un nostro elettore. (che è cosa anche buona e giusta, perché la politica deve saper rispondere ai bisogni anche piccoli dei cittadini).
Essere statisti (anche a livello locale) più che politici significa avere consapevolezza che le questioni meridionali che ci riguardano ora sono due: quella italiana, ancora non risolta, e quella europea, che vede i paesi del Mediterraneo, come l’Italia, sopportare sacrifici enormi per l’unione monetaria europea con pesanti tagli alla spesa pubblica e sociale.
Essere statisti piuttosto che politici significa pensare a creare progresso più che sviluppo, nella misura in cui (diceva Pasolini) lo sviluppo è la creazione di beni superflui, il progresso è la creazione di beni essenziali.
Non serve, infatti, avere il telefono di ultima generazione se a casa non hai da mangiare.
Non serve organizzare feste, se le chiese sono chiuse e il lavoro è precario o assente, se il livello dei servizi essenziali è insufficiente.
Coloro i quali, quindi, come noi, accettano la responsabilità di rappresentare le esigenze delle proprie collettività, devono essere coscienti di avere l’onore e l’onere di dover affrontare e vincere le grandi sfide che l’epoca contemporanea ci pone dinanzi.

Lo possiamo e lo dobbiamo fare continuando ad agire nella scia del buon governo che gli statisti di ieri (locali e nazionali) ci hanno lasciato, ma dobbiamo alzare il tiro, dobbiamo formulare, redigere, progettare e subito dopo realizzare visioni molto ambiziose della società, proprio perché il sud di questo Paese è chiamato (visto il mutare delle circostanze) a svolgere un ruolo di protagonismo per il progresso e il rilancio del Paese che finora gli è stato negato, per le cose che dicevo all’inizio.
Questa crisi infatti, oltre ai gravi rischi sociali detti, offre anche delle opportunità al nostro sistema: concepire il sud come una delle grandi occasioni di sviluppo del Paese e così investire nelle nostre Regioni come prima era stato fatto.
Noi nuovi politici dobbiamo con coraggio raccogliere il testimone da parte delle classi dirigenti che ci hanno preceduto e che hanno dato il meglio di loro, (e di cui qui c’è una delle più importanti rappresentanze, l’on. Sandro Principe), preservare ciò che di buono hanno fatto e aggiungere quanto c’è ancora da fare.
Dobbiamo farlo nella consapevolezza che nuove e più grandi energie (ma soprattutto sinergie) aspettano di essere sprigionate e di dispiegarsi dai nostri territori per il bene di tutti.
Mentre ieri infatti c’era ignoranza e isolamento, oggi c’è istruzione di massa, connessione digitale e telematica e accentuata mobilità fisica.
Mentre ieri si guardava all’Africa e al Medio Oriente come l’enorme grande inferno dell’Umanità, da cui rifuggire e tenere lontano dai nostri occhi, oggi sempre più si guarda al continente africano, al medio oriente e più in generale al mediterraneo come l’alveo di un nuovo progresso dell’umanità.

La crescita e il fermento delle popolazioni del nord africa e del medio oriente ha riportato il Mediterraneo a essere uno dei centri nevralgici del pianeta.
Per i rischi e le opportunità che questa grande crisi sta comportando all’Europa, al nostro Paese, alle nostre Città, questo nostro tempo ha bisogno dunque di statisti piuttosto che di politici.
E noi abbiamo il dovere di dimostrarci all’altezza di queste sfide.
Auguri ai candidati e tutti noi!
Grazie !

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